PERCHÉ HO PAURA DI TUTTO?

perché ho paura di tuttoPerché ho paura di tutto è una domanda che potrebbe facilmente fare capolino nella testa di chi manifesta i tratti della neuropersonalità fisica passiva. Abbiamo visto nel precedente articolo la cornice della teoria delle neuropersonalità. Oggi approfondiremo l’emozione della paura e proveremo a rispondere alla domanda perché ho paura di tutto.

Iniziamo col sottolineare che la paura è un’emozione fondamentale e di per sé non è affatto “sbagliata”.

La paura è fondamentale a preservare la nostra incolumità. Ci preserva dall’intraprendere comportamenti troppo pericolosi e a evitare il danno. La paura è anche l’emozione che innesca la risposta attiva allo stress, ovvero l’attacco-fuga. Il sistema della paura è regolato da due neurotrasmettitori in particolare, la serotonina e il cortisolo. La serotonina è la molecola della felicità. Essa infatti ci fa sentire a nostro agio nel corpo e ci dona un sottile piacere senza necessità di fare nulla. Il cortisolo è l’ormone dello stress. È la molecola che attiva l’asse dello stress e consente al nostro corpo di rispondere adeguatamente alle sfide ambientali. In una situazione di equilibrio questi sistemi sono perfettamente adeguati a rispondere a specifiche situazioni della vita quotidiana e assolutamente funzionali. 

Il problema insorge quando devo chiedermi perché ho paura di tutto.

Perché scelgo sempre di stare al calduccio anziché provare a uscire dalla mia zona di comfort. Perché finisce che la mia testa è piena di paure e preoccupazioni. Se qualcosa di queste domande mi risuona, significa che il mio sistema fisico passivo è in una situazione di eccesso. Tale eccesso si sviluppa lungo un continuum. Potrei essere solo leggermente in apprensione di fronte alle attività nuove. Oppure arrivare ad essere chiuso in casa letteralmente perché ho paura di tutto. Gli aggettivi che descrivono la neuropersonalità fisica passiva sono: insicuro, sottomesso, remissivo, evitante, inibito, pauroso, ansioso, rassegnato. Un’altra caratteristica di questa Neuropersonalità è la vergogna di esprimere le emozioni. 

Le caratteristiche della Neuropersonalità fisico passiva tendono ad essere limitanti nelle scelte di vita.

Ci portano magari a perdere delle occasioni, perché la paura di provare prevale sul desiderio. Spesso ci portano ad essere eccessivamente dipendenti dagli altri, per un falso convincimento di non essere in grado di cavarsela da soli. Molto spesso l’autostima è compromessa. Non sfruttare le occasioni, ci porta a fallimento programmato (se non provo è certo al 100% che non otterrò). Questo genera sentimenti di sfiducia, bassa autostima, convinzioni limitanti su di sé. La naturale conseguenza è che crederò di non farcela da solo e mi affiderò agli altri. E spesso a ingoiare rospi e a mettere in secondo piano i miei bisogni, pur di non perdere l’appoggio degli altri. Vediamo bene che si genera un circolo vizioso che non promette bene. 

Iniziare a chiedersi perché ho paura di tutto è l’inizio dell’inversione di marcia.

Portare consapevolezza al proprio eccesso di neuropersonalità fisico passiva è il primo passo per riportare equilibrio nel sistema e ridurre il condizionamento della paura sulla nostra vita. Spesso chi è caratterizzato da una tendenza all’eccesso di paura, vive anche un eccesso di noradrenalina. La noradrenalina è il neurotrasemttitore che porta all’eccesso di mente razionale. Troppi giudizi, troppe critiche, tentativi di tenere tutto sotto controllo e la sensazione che la testa non smetta mai un attimo di frullare.

Dovremmo avere capito qual è la risposta del perché ho paura di tutto.

Un eccesso di serotonina mi induce a starmene al sicuro senza provare a mettermi in gioco. Il cortisolo mi tiene in uno stato di stress cronico. Ciò ha una lunga serie di conseguenze negative per il sistema corpo-mente che mi fa sentire stanco e timoroso. La noradrenalina mi tiene in una situazione di allerta che spinge la mente a non lasciarsi mai andare nel (fallace) tentativo di controllare tutto.

Come uscire da questo circolo vizioso? 

Innanzitutto riconoscere le proprie tendenze di neuropersonalità e successivamente iniziare a portare un po’ di equilibrio nel sistema nervoso con semplici pratiche meditative e di consapevolezza. La Mindfulness Psicosomatica è indicata, grazie alla sua capacità di ridurre il cortisolo e la noradrenalina in eccesso. Anche le pratiche di energetica, con la loro possibilità di attivare delicatamente il sistema simpatico sono utili per contrastare gli eccessi tipici della neuropersonalità fisica passiva. Molto utili sono le pratiche che utilizzano il ballo e attività piacevoli che consentono di “mollare la testa”. Quando corpo, mente ed emozioni si saranno riportate in equilibrio, sarà possibile proseguire nel percorso di consapevolezza di sè approfondendo le proprie emozioni e le proprie convinzioni limitanti e fare un ulteriore passo avanti rispetto all’equilibrio che ci consente di avere una vita piena e in linea coi nostri valori più profondi. 

Talvolta il lavoro su di sè necessita di una guida esperta capace di accompagnarci per un pezzo di strada del nostro viaggio. Se così fosse, chiamami! 

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Anna Sari, psicologa

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